Elementi di integrazione fra le diverse componenti

I flussi logici previsti presentano alcuni elementi di integrazione, di cui si terrà debitamente conto nel corso del lavoro. In particolare, si ha quanto segue.

Una delle possibili alternative per arrivare alla realizzazione di una CER può essere la conseguenza diretta di un intervento agrivoltaico. L’agrivoltaico, infatti, non è solo un progetto “agricolo + fotovoltaico”, ma può diventare anche il motore energetico della comunità: l’impianto (o una sua quota) può alimentare la configurazione CER e generare energia condivisa a beneficio di cittadini, imprese e soggetti pubblici ricadenti nell’area elettrica di riferimento. Questo crea una filiera integrata: l’investimento sull’uso produttivo del suolo (ripresa e miglioramento delle attività agricole in essere, eventuale recupero di suoli agricoli non utilizzati, rafforzamento del tessuto agro-produttivo locale, sostegno allo sviluppo di nuova imprenditoria) abilita anche un esito energetico e sociale, perché la CER diventa lo strumento per distribuire parte del valore generato dall’impianto sul territorio. In questa logica, la fase di progettazione agrivoltaica e quella di configurazione della CER vanno coordinate sin dall’inizio, così da massimizzare energia condivisa, incentivi e ricadute locali.

Una delle vie più promettenti per abilitare la fornitura di servizi di bilanciamento/flessibilità (nell’impostazione BSP e, ove applicabile, nell’alveo di iniziative come EDGE) passa attraverso le CER. Ciò in quanto la CER aggrega una platea di soggetti e di asset distribuiti (produzione rinnovabile, consumi, eventuali accumuli, ricarica elettrica, eventuali carichi controllabili, ec.) che, se opportunamente orchestrati, possono diventare una “risorsa” per la rete. In pratica la CER può funzionare come bacino organizzato (aggregatore) da cui estrarre cluster di flessibilità: riduzione o spostamento dei consumi, modulazione di alcuni carichi, gestione di storage, coordinamento tra produzione e domanda. L’integrazione richiede una governance chiara, strumenti digitali di monitoraggio e controllo, e regole operative compatibili con i requisiti tecnici dei servizi. Se impostata correttamente, la CER non si limita a condividere energia e incentivi, ma può generare anche un’ulteriore linea di valore legata alla flessibilità e all’energy sharing, contribuendo alla stabilità della rete e alla sostenibilità economica della struttura territoriale.

Esiste una sinergia tecnica e operativa tra filiera biochar e interventi agrivoltaici. Un primo punto è l’uso del biochar come ammendante e miglioratore del suolo nelle aree interessate dagli impianti: l’applicazione può contribuire a incrementare la sostanza organica stabile, migliorare la capacità di ritenzione idrica e la struttura del terreno, con effetti potenzialmente rilevanti sia nel caso di terreni già utilizzati per scopo agricolo sia nel caso di recupero di terreni incolti o degradati. In questo modo l’agrivoltaico diventa anche un “luogo di impiego” del biochar, rafforzando la domanda locale e la chiusura di filiera. Un secondo punto riguarda l’eventuale disponibilità di biomasse residue: se le colture o le attività agricole connesse agli impianti generano scarti gestibili (potature, residui colturali, etc.), questi possono alimentare, almeno in parte, la produzione di biochar, creando una logica circolare in cui l’agrivoltaico fornisce input alla filiera e, al tempo stesso, ne assorbe l’output sul suolo.

Anche tra biochar e Forest Therapy si configura una relazione di mutuo rafforzamento. Le foreste che alimentano la filiera biochar (tramite biomassa residuale proveniente da gestione forestale sostenibile) possono diventare, in parallelo, sedi ideali per attività di Forest Therapy, quindi per servizi di benessere, turismo esperienziale e welfare territoriale.

Questo implica che la gestione sostenibile di tali ambiti può integrare due funzioni: da un lato la manutenzione/valorizzazione produttiva (con ricadute su prevenzione del rischio, ordine colturale e uso responsabile della biomassa), dall’altro la fruizione regolata e qualificata per attività di salute e benessere.

In prospettiva, la coesistenza dei due usi può migliorare la sostenibilità complessiva: la cura del bosco necessaria alla filiera biochar aumenta qualità e sicurezza dei percorsi, mentre la presenza di un’offerta di Forest Therapy crea attenzione, presidio e potenziali entrate aggiuntive, rendendo più robusto il modello economico e gestionale della Società di Territorio che presidierà/promuoverà queste filiere.