Impostazione del lavoro

Il lavoro da svolgere nell’ambito del progetto è articolato su tre impianti logici distinti, che tuttavia hanno in comune l’esecuzione di un’analisi territoriale mediante il supporto degli strumenti digitali che verranno realizzati. In particolare, si ha quanto segue.

Primo impianto logico:

Riguarda le due componenti CER e Agrivoltaico per le quali le attività verteranno sulla promozione di modelli operativi già disponibili e testati: il modello delle CER in via di realizzazione in 5 comuni del Cratere Sismico (comuni di Fossa, Navelli, Poggio Picenze, San Demetrio ne’ Vestini e Scoppito, partner di progetto) e il modello agrivoltaico, in via di implementazione in un altro comune dell’Aquilano ovverosia il Comune di Rocca di Botte.

Per quanto riguarda la componente CER, il percorso inizia con una analisi territoriale di area vasta (intero Cratere Sismico) finalizzata a individuare dove sia più conveniente attivare configurazioni CER. Si parte dalla definizione di criteri oggettivi: l’orientamento è promuovere CER “di peso” (indicativamente ≥ 1 MW complessivo), perché più capaci di generare benefici economici e ambientali, pur restando possibili taglie inferiori. Su questa base si costruiscono/recuperano i dati necessari e le relative cartografie digitali: idoneità delle aree per FV a terra (profili urbanistici, paesaggistici e vincoli, proprietà ecc.), consumi (popolazione e attività economiche, profili di carico se disponibili) e caratteristiche della rete (hosting capacity, cabine secondarie e fattibilità/costi di allaccio, compatibilmente con la collaborazione del gestore). Le informazioni vengono poi ricomposte con overlapping: si individuano le aree disponibili per installare potenza e, assumendo come unità base la porzione di territorio sottesa a ciascuna cabina primaria, si stima la potenza massima installabile in rapporto ai consumi, così da bilanciare la configurazione e massimizzare gli incentivi.

Individuati gli ambiti ottimali, si passa alla selezione e valutazione preliminare di nuove possibili iniziative: i Comuni interessati vengono informati con una restituzione sintetica dei risultati dell’analisi condotta e, se interessati, si organizzano incontri online per illustrare i passaggi di impostazione di nuove CER, facendo leva sulle best practice già seguite (le 5 CER di riferimento). Seguirà quindi una fase di supporto all’attuazione: un ufficio operativo attivato presso il Comune di Fossa e il gruppo di lavoro assisteranno i Comuni che ne fanno richiesta mediante alcuni incontri aggiuntivi, fornitura di materiali tecnici/amministrativi/finanziari e accesso e formazione sull’uso della piattaforma digitale che verrà realizzata.

Per quanto concerne la componente agrivoltaico, anche qui si parte dall’analisi territoriale, ma orientata a trovare aree agricole adatte o eventualmente terreni incolti/abbandonati realmente recuperabili e compatibili con l’agrivoltaico. I criteri includono: suoli recuperabili con assenza di contaminazioni (nel caso di terreni incolti/abbandonati), pendenze gestibili, accessibilità, disponibilità idrica almeno potenziale, vicinanza a rete/viabilità, assenza di vincoli paesaggistici e coerenza con la pianificazione, possibilità di procedere al cambio di destinazione d’uso nel caso di presenza di vincoli e gravami di uso civico, disponibilità di imprese agricole locali per l’esercizio delle attività agricole nel corso del tempo (per tutti i tipi di terreni). Si effettua poi ricognizione del contesto agro-produttivo e, tramite overlapping di cartografie (uso del suolo, pedologia/geomorfologia, vincoli, rete elettrica, basi catastali e strumenti urbanistici), si identificano le aree del Cratere più adatte a ospitare nuove iniziative.

Seguirà una fase di selezione/impostazione di nuove possibili iniziative: i comuni ricadenti nelle aree idonee vengono informati e coinvolti in incontri in cui si discuterà il modello, assumendo a riferimento l’esperienza di Rocca di Botte e adattandola alle specificità locali. La sequenza procede quindi con il supporto ai comuni (ufficio operativo + esperti) da esplicarsi attraverso alcuni ulteriori incontri, fornitura di documentazione esemplificativa e accompagnamento all’avvio dei progetti.

Riguarda le componenti filiera biochar e servizi di Forest Therapy, dove sono previsti altrettanti interventi dimostrativi da realizzarsi sul campo. Per la prima componente il percorso parte da una analisi territoriale finalizzata a capire se, dove e con quali caratteristiche il Cratere Sismico possa sostenere una filiera biochar: disponibilità di biomassa residua (forestale e/o agricola), logistica di raccolta e conferimento, potenziali siti di trasformazione, vincoli e opportunità locali, domanda potenziale e attori già presenti. Su questa base si passa alla ricognizione dei possibili ambiti di applicazione del modello biochar: non solo “produrre biochar”, ma anche definire dove può essere utilizzato in modo credibile e replicabile (ad esempio agricoltura e miglioramento dei suoli, gestione del carbonio, eventuali impieghi in ambiti industriali o ambientali), chiarendo requisiti tecnici, standard qualitativi e condizioni economiche minime per reggere nel tempo. L’obiettivo è arrivare a un modello di filiera contestualizzato e validato e a un quadro di applicazioni realistiche.

Si prevede poi la realizzazione di un intervento dimostrativo: una sperimentazione concreta, su un’area o un caso pilota, utile a testare sul campo processi, costi, prestazioni e catena di tracciamento. In parallelo si sviluppa un tool di tracciamento della filiera, per seguire i passaggi chiave (origine biomassa, trasformazione, qualità del prodotto, destinazioni d’uso), elemento importante sia per la credibilità tecnica sia per le successive valorizzazioni ambientali.


Validato il modello pilota, si svolge la valutazione dei vantaggi ottenibili estendendo il modello all’intero Cratere: quali benefici ambientali (riduzione residui, carbon storage), economici (nuove attività e servizi) e di gestione del territorio (manutenzione, prevenzione del rischio) si possono conseguire e con che scala. Da qui si arriva alla costruzione del Business Plan della futura Società di Territorio sulla componente biochar, inteso come strumento operativo pronto per essere progressivamente implementato. Il processo si chiude con la promozione del modello presso gli stakeholders, così da attivare partnership, condizioni di mercato e avviare la messa a regime.

Per la componente Forest Therapy, anche in questo caso la sequenza parte da una analisi territoriale, mirata però a individuare le risorse naturali e organizzative necessarie a un servizio di Forest Therapy: caratteristiche e accessibilità dei boschi, sicurezza e fruibilità, presenza di strutture ricettive e servizi, potenziali target (residenti, turismo, welfare), vincoli e soggetti gestori.

Segue la ricognizione dei possibili ambiti di applicazione del modello Forest Therapy: in quali contesti può funzionare (salute e benessere, turismo esperienziale, percorsi educativi, programmi aziendali), quali competenze servono, quali protocolli o standard di servizio adottare e come integrare l’offerta con la rete locale. L’obiettivo è arrivare a un modello di servizio validato, con aree e modalità d’uso coerenti con il Cratere.

Il processo logico prevede poi la realizzazione di un intervento dimostrativo: un caso reale che permetta di testare format, organizzazione, esperienza utente, costi e ricavi, e di misurare la replicabilità. A valle, si elabora e valuta un piano di replicazione del modello sull’intero Cratere: dove conviene scalare, con quali priorità, quali investimenti e quale capacità organizzativa. Come per il biochar, la fase di consolidamento porta alla definizione delle potenzialità complessive del Cratere Sismico e alla redazione del Business Plan della futura Società di Territorio sulla componente Forest Therapy, pronto per l’implementazione progressiva. Il percorso si chiude con la promozione del piano presso gli stakeholders chiave, per costruire alleanze (enti locali, gestori forestali, sanità e welfare, operatori turistici) e avviare la messa a terra su più siti.

Terzo impianto logico:

riguarda la componente sviluppo servizi di flessibilità della rete elettrica. Lo schema di lavoro prevede anche in questo caso una fase di analisi territoriale, che inquadra il contesto energetico e di rete, e confluisce in una analisi del potenziale di flessibilità dell’area: l’obiettivo è realizzare un check-up della flessibilità a livello territoriale e arrivare a un elenco di “cluster” (insiemi di risorse/utenze aggregabili con caratteristiche compatibili). Si prosegue con la valutazione dei servizi di flessibilità erogabili da un BSP locale: i cluster individuati vengono confrontati con i requisiti generali richiesti a un BSP, producendo una tabella di confronto e uno studio di massima del BSP per l’area di interesse.

A valle si esegue una simulazione di fornitura dei servizi di flessibilità, che serve sia a testare tecnicamente la capacità di erogazione sia a strutturare un tool di gestione/dispacciamento e a ottenere i risultati della simulazione.  Sulla base degli esiti, si valuta quindi l’eventuale ampliamento del progetto EDGE (ovverosia il progetto pilota di E-Distribuzione sui servizi di bilanciamento), tramite aste dedicate, predisponendo una proposta di potenziamento/miglioramento del BSP e l’istanza di ampliamento da sottoporre a E-Distribuzione. Il percorso si chiude con l’analisi di fattibilità dell’ampliamento stesso e delle attività di BSP, formalizzando un business plan dei servizi di flessibilità e un piano di gestione dei servizi erogati dalla futura Società di Territorio.